Biografia di Giovanni Paolo II

 

Wojtyła

 
 

 

Karol Wojtyła nasce il 18 maggio 1920 a Wadowice, cittadina della Polonia meridionale, dove risiede fino al 1938, quando si iscrive alla facoltà di filosofia dell’Università Jagellonica e si trasferisce a Cracovia. Nell’autunno 1940 lavora come operaio nelle cave di pietra e poi in una fabbrica chimica. Nell’ottobre 1942 entra nel seminario clandestino di Cracovia e il 1° novembre 1946 è ordinato sacerdote.

Il 4 luglio 1958 Pio XII lo nomina vescovo ausiliare di Cracovia. Riceve l’ordinazione episcopale il 28 settembre successivo. Come motto episcopale sceglie l’espressione mariana Totus tuus di san Luigi Maria Grignion de Montfort.

Prima come ausiliare e poi, dal 13 gennaio 1964, come arcivescovo di Cracovia, partecipa a tutte le sessioni del concilio Vaticano II. Il 26 giugno 1967 viene creato cardinale da Paolo VI.

Nel 1978 partecipa al conclave convocato dopo la morte di Montini e a quello successivo alla improvvisa scomparsa di Luciani. Nel pomeriggio del 16 ottobre, dopo otto scrutini, viene eletto Papa. È il primo Pontefice slavo della storia e il primo non italiano dopo quasi mezzo millennio, dal tempo cioè di Adriano VI (1522-1523).

Personalità poliedrica e carismatica, si impone subito per la grande capacità comunicativa e per lo stile pastorale fuori dagli schemi. La tempra e il vigore di un’età relativamente giovane gli consentono di intraprendere un’attività intensissima, scandita soprattutto dal moltiplicarsi delle visite e dei viaggi: complessivamente saranno ben 104 quelli internazionali e 146 quelli in Italia, con 129 Paesi toccati nei cinque continenti.

Sin dall’inizio lavora per dar voce alla cosiddetta Chiesa del silenzio. L’insistenza sui temi dei diritti dell’uomo e della libertà religiosa diventa così una costante del suo magistero. Tanto che oggi è largamente riconosciuto il contributo rilevante che la sua azione ha avuto nelle vicende che hanno determinato il crollo del muro di Berlino nel 1989 e il successivo sgretolamento dei regimi filosovietici. In questo contesto va probabilmente inserito il gravissimo episodio dell’attentato di cui è vittima il 13 maggio 1981 per mano del turco Ali Agca.

Accanto alla polemica anticomunista, si sviluppa anche una lettura critica del capitalismo, sottoposto a un’analisi serrata in tre delle sue quattordici encicliche: la Laborem exercens (1981), la Sollicitudo rei socialis (1987) e la Centesimus annus (1991). Assidua è inoltre la sua attività in favore della pace, che si intreccia alla ricerca del dialogo con le grandi religioni — in particolare con l’ebraismo e con l’islam — e al nuovo impulso impresso al cammino ecumenico.

Nel 1983 promulga il nuovo Codex iuris canonici e poi realizza una riforma della Curia romana con la costituzione apostolica Pastor bonusdel 1988. Favorisce inoltre la dimensione della collegialità episcopale nel governo della Chiesa, soprattutto attraverso la convocazione di quindici sinodi dei vescovi. Tra i numeri di un pontificato lunghissimo — per durata secondo solo a quello di Pio IX (1846-1878) — vanno annoverate anche le frequenti cerimonie di beatificazione e canonizzazione, nel corso delle quali vengono proclamati 1.338 beati e 482 santi.

Col passare degli anni l’attenzione del Pontefice si focalizza soprattutto sulla celebrazione del grande giubileo del 2000. L’avvenimento assume un significato altamente simbolico nel quadro della sua missione pastorale e si carica di una forte valenza penitenziale, espressa in modo emblematico nella giornata del perdono (12 marzo).

La chiusura del giubileo apre la fase conclusiva del pontificato, segnata soprattutto dal progressivo aggravamento delle condizioni di salute del Papa, che dopo una lunga e straziante agonia muore la sera del 2 aprile 2005.

A soli 26 giorni dalla scomparsa, Benedetto XVI concede la dispensa dai cinque anni di attesa prescritti consentendo l’inizio della causa di canonizzazione. E lo stesso Papa lo proclama beato il 1° maggio 2011.

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